La cronobiologia ed i trattamenti pranici

I ritmi biologici costituiscono oggi un importante settore degli studi di tipo medico-biologico, conosciuto come “cronobiologia“.

Legata agli eventi cosmici, la cronobiologia descrive la relazione dei ritmi biologici con il movimento di rotazione della Terra (ritmi circadiani), con il movimento della luna intorno alla Terra (ritmi circatrigintani) e con il movimento di rotazione della terra intorno al sole (ritmi circannuali).

Sotto l’influenza di Terra, Luna e Sole le nostre reazioni biologiche si susseguono ritmicamente: non si deve mai dimenticare che tutti i ritmi sono una proprietà fondamentale della materia vivente, anche a livello cellulare e molecolare. Nell’uomo il pacemaker che regola tutto questo si trova molto probabilmente nell’ipotalamo e nei centri diencefalici preposti al controllo di attività ricorrenti ed indispensabili alla produzione di riserve energetiche; i più importanti tra tutti i ritmi sono quelli che regolano il sonno-veglia, la fame e la sete e la temperatura del corpo.

Con la scoperta dei ritmi biologici si è fatta strada anche una nuova branca dello studio dei farmaci, chiamata “crono-farmacologia“, che studia l’attività dei ritmi circadiani per poterla applicare alla somministrazione di farmaci nelle ore della giornata ritenute più adatte alla loro specifica azione. Così, ad esempio, per cortisonici e antidepressivi – secondo la crono-farmacologia- si ritiene più opportuna una somministrazione al mattino, come pure per determinati tipi di farmaci ipertensivi.

Per farmaci come i tranquillanti maggiori o gli antidolorifici, gli anti-infiammatori e gli anti-ipertensivi si ritiene, invece, più indicata una somministrazione nel tardo pomeriggio o in serata, tenendo conto della diminuzione della soglia del dolore durante le ore notturne.

Viene, poi, considerata anche la personalità dell’individuo da trattare, perché è acclarato che esistono persone a prevalenza simpatica, le cosiddette “diurne”, e quelle, invece, a prevalenza parasimpatica, che si trovano più a loro agio, perfino nel lavoro, durante le ore notturne.

Alla luce di tutto ciò viene spontaneo il chiedersi se anche la somministrazione dei trattamenti pranici possa avere una miglior resa a secondo del momento in cui essi vengono fatti: infatti, se certe medicine risultano più efficaci se assunte in determinati momenti della giornata, varrebbe la pena di considerare il problema e verificare sul campo se anche l’azione del prana è soggetta alla medesima ciclicità ritmica che ne ottimizza gli effetti sul soggetto trattato.

Ma è questo un aspetto del prana ancora tutto da esplorare e da documentare in modo scientifico, anche se molti operatori confermano di avere una palese “variabile operativa” che si evidenzia in toto nell’azione pranica mattutina rispetto a quella pomeridiana: il potenziale pranico varia sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi. Ed è proprio l’aspetto qualitativo del prana ad incidere in modo più o meno decisivo sulla risoluzione di uno squilibrio psico-fisico-energetico; senz’altro, con un accurata e metodica ricerca, si scoprirebbe che alcune patologie si curano meglio al mattino ed altre al pomeriggio; e ciò dipende – ripeto – dalla qualità del prana somministrato.

La qualità del prana specializza l’azione terapeutica dell’operatore, dandogli caratteristiche specifiche. O, meglio: il prana, come forza universale, ha caratteristiche risanatrici/equilibranti generali (agisce, cioè, mediamente su ogni squilibrio omeostatico) che, però, si specializzano e si individualizzano a seconda delle caratteristiche personali psico-fisiche-energetiche di ogni operatore che agisce più adeguatamente – è risaputo – in certe patologie che in altre.

Anche a seconda dei momenti in cui opera. Un po’ come avviene per le piante medicinali e – come abbiamo visto sopra – per certe medicine.

Andando oltre, sarebbe interessante anche monitorare, per un certo tempo stabilito e con protocollo adeguato, gli esiti ottenuti ed ottenibili – su medesime patologie e con metodica uguale – da operatori maschi ed operatori femmine: senz’altro i risultati potrebbero riservare interessanti sorprese.

L’importanza del ritmo evidenzia, quindi, la necessità di ritmizzare, di dare ciclicità ritmica anche – e soprattutto – ai nostri trattamenti pranici: in tal modo, accordandoci, nel vero senso della parola, con la Natura, ne possiamo amplificare la loro valenza operativa, a beneficio dell’uomo.

Sappiamo, infine, che gli organi del corpo umano lavorano in modo ottimale per due ore, in periodi definiti e sempre uguali; successivamente si concedono un ugual periodo di riposo per la loro ricarica naturale e l’ordinaria “manutenzione”.
Gli operatori del prana –nei limiti del possibile – potrebbero tener conto di ciò ed aiutare con il prana l’organo nel suo periodo di massimo lavoro: la rigenerazione e la ricarica energetica del medesimo (nella successiva fase di riposo) sarebbero di certo potenziate.

Al riguardo, la tabella dei ritmi circadiani dei nostri organi, sotto riportata, è illuminante e può essere di valido ausilio all’operatore coscienzioso.

OrganiOre del massimo rendimento (lavoro)Ore del minimo rendimento (pausa)

  • Fegato – 1-3 – 3-5
  • Polmoni – 3-5 – 5-7
  • Intestino crasso – 5-7 – 7-9
  • Stomaco – 7-9 – 9-11
  • Milza-Pancreas – 9-11 – 11-13
  • Cuore – 11-13 – 13-15
  • Intestino tenue – 13-15 – 15-17
  • Vescica – 15-17 – 17-19
  • Reni – 17-19 – 19-21
  • Circolazione del Sangue – 19-21 – 21-23
  • Ricarica generale di energia – 21-23 – 23-1
  • Cistifellea – 23-1 – 1-3

Come si evince dalla tabella, gli organi lavorano in modo ottimale per due ore, in periodi definiti e sempre uguali; successivamente si concedono un ugual periodo di riposo per la loro ricarica naturale e l’ordinaria “manutenzione”.

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