Prevenire gli scatti di rabbia attraverso l’assertività

Secondo recenti ricerche in campo psicologico e personologico almeno 1 persona su 10 soffre di ricorrenti attacchi di rabbia incontrollata e immotivata.

Le origini della rabbia come tratto più o meno stabile di personalità (e non in quanto semplice emozione transitoria che tutti talora abbiamo) sono state indagate a lungo dalle scienze sociali e dagli esperti del comportamento, che ne hanno evidenziato in parte una causa biologica (dovuta a fattori chimici ed endocrini) e in altra parte una matrice ambientale (attribuibile a fattori sociali ed educativi). Nella maggior parte dei casi, comunque, l’evidenza dimostra come la rabbia rappresenti una possibile risposta ad una frustrazione (che può anche essere procrastinata nel tempo) e che pertanto è possibile identificare situazioni che facilitano il presentarsi della collera. In particolare per soggetti che presentano frequenti accessi di rabbia, incontrollabile e apparentemente inspiegabile, si possono individuare alla base modelli comportamentali disadattivi e molto rigidi, dove ogni stimolo frustrante (anche minimo) produce invariabilmente una reazione di rabbia, generalmente sproporzionata e aspecifica (ovvero che è diretta a chiunque, a caso). Più specificamente, la rabbia (sia verbale che espressa a livello fisico) risulta un aspetto osservabile nei soggetti poco assertivi, ovvero in quelle persone che sono tendenzialmente passive (che tendono a subire le esigenze altrui ignorando le proprie) o, al contrario, tendenzialmente aggressive (egoiste e prevaricanti nei confronti degli altri). Entrambi gli estremi di comportamento evidenziati sarebbero inadeguati a livello sociale e correlati negativamente con la qualità della vita e il benessere. Inoltre i due tratti costituiscono le due facce di una stessa medaglia; infatti l’eccesso di remissività alla lunga produce una frustrazione intollerabile che prima o poi sfocerà in una reazione rabbiosa ovviamente sproporzionata (la famosa goccia che fa traboccare il vaso), mentre è altrettanto vero che chi si pone aggressivamente è più facilmente incline a nutrire sensi di colpa e a porre in essere comportamenti in apparenza compiacenti per cercare di ristabilire un proprio equilibrio fino al prossimo attacco di rabbia. Così il pendolo della passività/aggressività continua a girare, non fermandosi mai nella posizione di equilibrio, rappresentata appunto dall’ASSERTIVITA’.

Che cosa significa? Assertività è un vocabolo ancora poco conosciuto dai non addetti a i lavori (così poco che se provate a digitarlo sulla tastiera il vostro computer ve lo segnalerà come un errore!) ma rappresenta una variabile psicologica di importanza cruciale per le sue correlazioni con il benessere psicologico dell’individuo e con la qualità delle relazioni e della vita sociale. Essere assertivi significa riuscire in ogni momento a reagire in maniera adeguata alle situazioni, senza sentirsi “schiacciati” dagli altri e al contempo facendo valere le proprie esigenze senza alcuna prevaricazione. Chi è assertivo sa interagire con gli altri senza dimenticare se stesso, è capace di filtrare e gestire le richieste dell’ambiente in relazione alle proprie risorse e possibilità, ponendo confini permeabili ma ben definiti alla propria identità. Sono aspetti tipici dell’ assertività la trasparenza, la capacità di essere diretti, l’empatia, l’intelligenza emotiva, la calma derivante dal libero scambio di emozioni positive con gli altri.

Ecco alcuni esempi di assertività:

Saper criticare una persona a cui si vuole bene senza temerne la reazione.

Saper fare un complimento sincero ad un collega per un successo raggiunto.

Saper accettare un rifiuto con serenità, senza provare rancore.

Saper chiedere liberamente ma educatamente ciò di cui si ha bisogno.

Saper dire no a qualcuno che ci preme senza sentirsi in colpa.

Saper ricevere a testa alta un complimento senza imbarazzo.

Sapersi svincolare da un impegno che non ci compete senza giustificarsi.

E molti altri ancora.

Ecco invece quali sono gli svantaggi e conseguenze a lungo termine della mancanza di assertività:

Somatizzazioni a carico di vari distretti corporei a causa della frustrazione cronica. Insonnia, disturbi gastrici e intestinali, disfunzioni sessuali, problemi alimentari (bulimia, anoressia, vomiting).

Sindrome ansioso-depressiva. Disturbo borderline di personalità. Disturbo da discontrollo degli impulsi. Disturbi alla vita di relazione.

Anche se l’ argomento è sicuramente complesso c’è una buona notizia: l’assertività è un tratto che si può apprendere. Individui che hanno frequentato specifici training o hanno intrapreso un percorso con uno specialista riferiscono di aver modificato sensibilmente il proprio comportamento traendone benefici in tutte le aree della propria vita (lavorativa, privata, sociale, etc..), non di rado giungendo a gettare nel cestino le scatole di psicofarmaci. Ancora una volta la psicologia si conferma come il più efficace antidoping.

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