Uno studio sul rapporto tra bambini e omeopatia

E’ recentissimo questo lavoro su JACM (Journal of Alternative and Complementary Medicine), dedicato a valutare, attraverso un record di 8,5 anni, il tipo di prescrizione omeopatica effettuata nei pazienti pediatrici.

Lo studio, denominato “Avon Longitudinal Study of Parents and Children” (ALSPAC), è stato condotto nel Regno Unito (nell’ospedale omeopatico e universitario di Bristol) arruolando 14.541 donne in gravidanza che hanno consentito di monitorare 13.988 nati vivi alla fine del primo anno di vita. I dati ottenuti hanno riguardato le caratteristiche genetiche, ambientali, socioeconomiche delle famiglie prese in esame e, a scadenze programmate (1,5, 4,5, 5,5, 6,5, 7,5, e 8,5 anni) ha previsto domande dettagliate sull’uso di farmaci omeopatici: quali, per quali indicazioni e sulla base di quale prescrizione.

I risultati sono molto interessanti. L’11,8% dei bambini ha usato almeno una volta un farmaco omeopatico all’età di 8 anni. L’uso più frequente è stato all’età di 1,5 e di 8,5 anni, mentre l’uso più saltuario all’età di 6,5.

Chamomilla è stato il farmaco più usato a 18 mesi mentre Arnica lo è stato in tutte le altre fasce di età. Tra gli altri farmaci o prodotti si segnala Belladonna, Pulsatilla, Aconitum e Calendula (quest’ultima per applicazioni topiche).

Le patologie più frequentemente affrontate sono differenti in base all’età: a 18 mesi le coliche, le malattie da raffreddamento, la tosse, i disturbi da dentizione, l’eczema; negli anni successivi sintomi respiratori, sintomi intestinali, traumi.

E’ interessante la segnalazione relativa a chi ha stabilito la terapia: i genitori nel 46% dei casi, un medico omeopata nel 14,7% dei casi, uno specialista omeopata nel 12% dei casi, il medico di famiglia nel 10% dei casi, il farmacista nel 6,3% dei casi.

Ricerche di questo tipo, molto importanti per fornire dati utili e indicare le opportunità di inserimento della medicina omeopatica nel sistema sanitario, prevedono sicuramente un impegno rilevante considerando la vastità del campione e la durata della ricerca, tale da poter richiedere l’avvicendarsi di più ricercatori nel tempo.

 

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